Jazz Network - Comune di Ravenna Assessorato alla Cultura
Regione Emilia-Romagna Assessorato alla Cultura
Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo
Crossroads 2017
SIAE - Società Italiana degli Autori ed Editori


Ravenna Jazz 2017

44a Edizione
Ravenna, 5-14 Maggio 2017


SCHEDE ARTISTI


Venerdì 5 maggio

Lido Adriano (RA), Cisim, ore 21:30
“Ravenna 44° Jazz Club”
TRIO BOBO
FASO-MENCONI-MEYER
“Pepper Games”
Faso – basso el.; Alessio Menconi – chitarra; Christian Meyer – batteria

Prendete la sezione ritmica di Elio e le Storie Tese e aggiungete un chitarrista jazz che sa bene come dialogare con musiche ad alto tasso ritmico. Ecco fatto il Trio Bobo: fusion, rock e funk vintage spinti ai massimi livelli virtuosistici, con un senso dell’ironia che a quanto pare non è solo di Elio ma anche dei suoi sodali. L’abilità esecutiva sfoggiata dal vivo è di quelle che lasciano l’ascoltatore incredulo: tra un siparietto comico e l’altro (irresistibili per giunta), quando i tre si scatenano tra cover e composizioni originali gli strumenti prendono letteralmente fuoco. Fantascienza del groove, progressive jazz extraterrestre, escursioni improvvisative dalla inesauribile policromia: il loro recente disco Pepper Games (uno dei best sellers del jazz italiano del 2016) offre materiale musicale a cui certo non manca la componente d’impatto.
Attivo dal 2002, il Trio Bobo è stato portato avanti da Faso e Christian Meyer come un giocoso progetto collaterale rispetto alla loro celeberrima attività con Elio e le Storie Tese. Entrambi del resto hanno sempre bazzicato i giri del jazz (in particolare di Meyer si ricordano le collaborazioni con Gianni Basso, Martial Solal, Gianluigi Trovesi, Enrico Rava).
Alessio Menconi, genovese, vanta collaborazioni con Billy Cobham, Jimmy Cobb, Daniel Humair, Aldo Romano… Oltre a Faso e Meyer ha frequentato molte altre star del pop: Paolo Conte, Anna Oxa, Gianni Morandi, Tullio De Piscopo, Elio… foto


Sabato 6 maggio
Madonna dell’Albero (RA), Bronson, ore 21:30
“Ravenna 44° Jazz Club”
ISTANBUL SESSIONS
Ilhan Ersahin – sax tenore; Alp Ersönmez – basso el.;
Turgut Bekoğlu – batteria; Izzet Kizil – percussioni

Il quartetto Istanbul Sessions raccoglie musicisti di grande versatilità attorno al sax del leader Ilhan Ersahin, nato in Svezia, residente a New York, ma chiaramente segnato dalle proprie origini turche, che riemergono nella sua visione musicale ad ampio raggio, oltre che nella scelta dei suoi compagni di gruppo.
Dopo anni di esibizioni in Turchia, dove si recava portando con sé formazioni made in the USA, nel 2004 Ersahin diede vita al suo primo gruppo con musicisti di Istanbul: Wonderland. Istanbul Sessions prese invece forma nel 2008 con l’intento di scatenarsi in una musica fortemente intrisa di elementi rock e ritmi ballabili, rigorosamente suonata senza ricorrere all’elettronica. Così il jazz più avanzato lascia spazio anche a incursioni nel pop, il funk più aggressivo ruota assieme alla musica dei dervisci, melodie medio-orientali si frantumano su ritmi di dub. Istanbul Sessions è una sovrapposizione dell’East Village newyorkese con le notti di Istanbul: jazz con un taglio tutto nuovo.
La band ha anche collaborato col trombettista svizzero Erik Truffaz, come si può ascoltare sul disco d’esordio, pubblicato nel 2010. foto


Domenica 7 maggio
Ravenna, Teatro Alighieri, ore 21:00
An Evening With
PAT METHENY
Antonio Sanchez, Linda Oh & Gwilym Simcock
Pat Metheny – chitarre; Gwilym Simcock – pianoforte, tastiera;
Linda Oh – contrabbasso; Antonio Sanchez – batteria

Un’icona della chitarra come Pat Metheny ci ha talmente abituati a una inesauribile creatività e a progetti talvolta davvero fuori dagli schemi (come il recente Orchestrion, che lo vedeva esibirsi in solitudine ma circondato da un colossale marchingegno di strumenti musicali dei più vari attivati tramite la sua chitarra) che quasi ci si dimentica della normalità. Quella del quartetto con la classica ritmica piano-basso-batteria per esempio, il format per antonomasia, che riapre il confronto con la storia della chitarra jazz. Il quartetto che vede Metheny affiancato dal pianista britannico Gwilym Simcock, la contrabbassista australiana (ma nata in Malesia da genitori cinesi) Linda Oh e Antonio Sanchez, uno dei batteristi simbolo del jazz odierno, ha iniziato a calcare le scene la scorsa estate: erano ormai dieci anni che il chitarrista del Missouri non si cimentava con questo organico, dai tempi della sua collaborazione con Brad Mehldau. Dopo un periodo sabbatico lontano dai palcoscenici, nel 2016 Metheny è tornato così alla ribalta con una band che gioca la carta della formula aperta: classici del suo repertorio, nuovi brani, pezzi composti anche nel lontano passato ma mai eseguiti prima. Insomma, la scaletta si preannuncia come un pacco a sorpresa che aspetta solo di essere aperto.
Chitarrista dei record (nel suo palmarès ci sono una ventina di Grammy Awards, un’incalcolabile serie di premi come ‘migliore della classe’, sino all’inclusione nella Hall of Fame di DownBeat), Pat Metheny, nato nel 1954, ha saputo costruire e mantenere nel tempo un rapporto unico col pubblico. L’ormai più che quarantennale carriera di Metheny è un percorso delle meraviglie, dai fondamentali successi dei suoi esordi discografici nella seconda metà degli anni Settanta (su ECM), che lo trasformarono immediatamente in una star di prima grandezza, ai grandi partner dei quali si è circondato negli anni a seguire (Michael Brecker, Charlie Haden, Billy Higgins, Ornette Coleman, Sonny Rollins, Herbie Hancock, Dave Holland, Roy Haynes, Joshua Redman, Brad Mehldau). foto


Lunedì 8 maggio
Ravenna, Teatro Alighieri, ore 21:00
“Pazzi di Jazz” Young Project
ORCHESTRA DEI GIOVANI, ORCHESTRA DI PERCUSSIONI,
CORO SWING KIDS & CORO TEEN VOICES
250 giovanissimi diretti da Tommaso Vittorini, Ambrogio Sparagna & Alien Dee
special guests PAOLO FRESU, AMBROGIO SPARAGNA & ALIEN DEE
“A Night in Ravenna”
Omaggio a Dizzy Gillespie nel centenario della nascita
Serata finale del progetto “Pazzi di Jazz” dedicata a Carlo Bubani
Con il sostegno del Comune di Ravenna
Con il Patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri e
dell’Ufficio Scolastico Regionale per l’Emilia-Romagna - MIUR
produzione originale
Jazz goes to school

Il “Pazzi di Jazz” Young Project che andrà in scena al Teatro Alighieri di Ravenna è il momento finale e culminante della quarta edizione di Pazzi di Jazz. Posto a coronamento di un percorso didattico di quattro mesi, durante i quali il jazz è penetrato in numerose scuole ravennati, il concerto avrà come filo conduttore lo straordinario trombettista e compositore Dizzy Gillespie, la principale figura nella nascita del bebop e del jazz moderno, del quale ricorre il centenario della nascita.
A stimolare, incuriosire e istruire i giovanissimi studenti, e poi a prepararli per la grande esibizione finale, c’è ancora la squadra artistica originaria, in carica dal 2014: Tommaso Vittorini, Paolo Fresu, Ambrogio Sparagna. Fresu è solista di estroso lirismo, artista tra l’altro molto attento alla formazione musicale delle giovani generazioni; Sparagna porta con sé la coinvolgente comunicativa della musica popolare; Vittorini mette in gioco tutta la sua esperienza nelle sfere alte della scrittura e la direzione orchestrale, progettando gli arrangiamenti originali per il grande organico ravennate. E non mancherà Alien Dee, che col suo beatboxing è diventato un beniamino dei baby coristi ravennati sin dall’edizione 2015.
Sotto la guida di questi maestri, impegnati come direttori e solisti, ci sarà una formazione di ben 250 giovanissimi musicisti provenienti dalla scuola media Don Minzoni (l’Orchestra dei Giovani), dall’Istituto Comprensivo Darsena (l’Orchestra di Percussioni), dalle scuole primarie Mordani e Iqbal Masih (il coro Swing Kids), da varie scuole superiori (il coro a cappella Teen Voices).
L’unicità di un’esperienza formativa come Pazzi di Jazz è stata riconosciuta dalle più importanti istituzioni nazionali, che negli anni non hanno mancato di premiarla con la medaglia del Presidente della Repubblica, il Patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri, il Patrocinio dell’Ufficio Scolastico Regionale per l’Emilia-Romagna/MIUR. foto


Martedì 9 maggio
Lido Adriano (RA), Cisim, ore 21:30
“Ravenna 44° Jazz Club”
MARC RIBOT SOLO
Marc Ribot – chitarra

Marc Ribot ha pubblicato sei album in solo, tra i quali spiccano The Book of Heads (1995, in cui esegue composizioni di John Zorn), Saints (2001) e il più recente della serie, Silent Movies (2010). Ma anche con così tante tracce lasciate dietro di sé, Ribot continua a essere il musicista imprevedibile che è sempre stato: ogni sua performance in solo dal vivo fa storia a sé e non si sa proprio cosa attendersi, tra riemergere di memorie sonore, improvvisazione totale, interferenze rumoristiche. Di sicuro Ribot sa come tenere l’ascoltatore col fiato sospeso in attesa del dipanarsi degli eventi sonori, tra mistero e sorpresa.
Nato a Newark nel 1954, nel corso della sua lunga carriera Marc Ribot ha impersonato innumerevoli ruoli: dalle celeberrime esibizioni con Elvis Costello e Tom Waits ai gruppi (come i Lounge Lizards) che hanno fatto di lui un guru della scena avanguardistica downtown di New York. E quando pensate di averlo inquadrato per bene, eccolo lì che vi spiazza in un batter di plettro: free jazz, musica cubana, blues, le avventure con John Zorn sino al rock (che emerge vigorosamente anche nel suo più recente gruppo, con tanto di archi, gli Young Philadelphians). foto


Mercoledì 10 maggio
Ravenna, Mama’s Club, ore 10-13, 14:30-16:30
“Mister Jazz”
WORKSHOP sulla vocalità
condotto da LAURA AVANZOLINI
“La voce nel jazz tra suono, parola e improvvisazione”

Mercoledì 10 maggio
Ravenna, Mama’s Club, ore 21:30
“Ravenna 44° Jazz Club”
LAURA AVANZOLINI TRIO
“I’m All Smiles”
Laura Avanzolini – voce; Fabio Petretti – sax tenore; Daniele Santimone – chitarra 7 corde

Nata a Cattolica nel 1985, Laura Avanzolini inizia a studiare pianoforte all’età di 6 anni. Approda al mondo del canto con Martina Grossi, con la quale studia tecnica vocale e improvvisazione, iniziando a familiarizzarsi col repertorio jazzistico. Nel 2007 entra nelle file dell’Alma Jazz Orchestra (band dell’ateneo di Bologna diretta da Teo Ciavarella). Ma intanto continua anche la sua formazione, tra corsi (Conservatorio “Rossini” di Pesaro, Nuoro Jazz) e masterclass (Roberta Gambarini, Rachel Gould, Diana Torto, Maria Pia De Vito, Cristina Zavalloni…). Partecipa poi a varie band con le quali ottiene le prime affermazioni: il Michele Francesconi Vocal Quartet (vincitore nel 2010 del primo premio nella sezione gruppi al concorso “Chicco Bettinardi” organizzato dal Piacenza Jazz Festival), il Two Flowers Sextet (che vince il MAU Festival, dell’Università degli Studi di Urbino), la Colours Jazz Orchestra.
Nel 2016 la Avanzolini ha pubblicato il suo primo disco da leader: I’m All Smiles, in trio con Fabio Petretti e Daniele Santimone. Vi si ascoltano standard ai quali gli arrangiamenti della stessa Avanzolini conferiscono un’espressività fresca e rinnovata, a dimostrazione del fatto che il repertorio jazzistico classico rimane una questione sempre aperta, un terreno che ogni musicista può continuare a percorrere scoprendo al suo interno prospettive sempre mutevoli.
Oltre al concerto serale, Laura Avanzolini salirà anche in cattedra per il classico seminario di “Mister Jazz”, che affronterà la vocalità jazzistica spaziando da fasi di lavoro individuale sugli standard a momenti collettivi. foto


Giovedì 11 maggio
Ravenna, Mama’s Club, ore 21:30
“Ravenna 44° Jazz Club”
AVERY*SUNSHINE
Avery*Sunshine – voce, pianoforte, tastiere;
Dana Johnson – chitarra

Soul, gospel, jazz e R&B: Avery*Sunshine ci offre tutto il menù della black music, mettendoci di suo una vibrante carica interpretativa.
Nata Denise Nicole White nel 1975 a Chester (Pennsylvania), ha poi fatto di Atlanta la sua casa, mentre come artista si è ribattezzata Avery*Sunshine (con o senza l’asterisco). Il primo approccio al canto avviene in seno alla chiesa, nella sua città natale. Poi ad Atlanta completa la sua formazione con l’altro aspetto della musica nera, quello ‘profano’ del R&B. I primi anni della sua carriera sono fatti di piccoli passi, con la sua voce al servizio anche di produzioni teatrali e cinematografiche. Esce improvvisamente dall’anonimato nel 2008 quando si esibisce alla convention nazionale del partito Democratico. L’anno dopo viene invitata a cantare per l’insediamento come Presidente di Barack Obama.
Nel 2010 arriva l’album di debutto: assieme a lei c’è Dana Johnson, che da allora è rimasto una presenza costante al suo fianco. Il disco successivo, The Sun Room (2014), esibisce una varietà di influenze (Nina Simone, Miles Davis, Earth, Wind & Fire, James Brown…) in una scaletta ricca di sbalzi espressivi. foto


Venerdì 12 maggio
Piangipane (RA), Teatro Socjale, ore 21:30
“Ravenna 44° Jazz Club”
NICO GORI & SWING 10tet + special guest Ernesto Tacco
Dancing Swing Party
Nico Gori – clarinetto, direzione, arrangiamenti;
Vladimiro Carboni – batteria; Nino “swing” Pellegrini – contrabbasso;
Piero Frassi – pianoforte; Renzo Cristiano Telloli – sax alto;
Moraldo Marcheschi – sax tenore; Alessio Bianchi – tromba;
Silvio Bernardi – trombone; Mattia Donati – chitarra, voce;
Michela Lombardi – voce; Iacopo Crudeli – presentatore, voce
+ special guest Ernesto Tacco – tap dancer

Nico Gori, fiorentino classe 1975, ha collaborato con musicisti jazz di grande fama, quali Fred Hersch, Lee Konitz, Enrico Rava, Antonello Salis, Gianluca Petrella, Roberto Gatto, ma anche con cantanti pop quali Anna Oxa, Fabio Concato, Gino Paoli e i Dirotta su Cuba. Nella sua carriera Gori ha frequentato la musica classica, il funk e l’acid jazz, ma è sicuramente nell’ambito jazzistico che ha saputo meglio distinguersi come solista. Tra i suoi exploit più recenti ci sono le collaborazioni con Stefano Bollani (nei gruppi Carioca e I Visionari oltre che in varie registrazioni discografiche), Tom Harrell e la Vienna Art Orchestra.
Con il suo Swing 10tet, Gori celebra i fasti dello swing e del jazz da ballo, con Benny Goodman e Count Basie come punti di riferimento. Il repertorio è infatti quello delle big band tra anni Trenta e Quaranta, con l’aggiunta anche di brani originali. Con un organico leggermente snellito rispetto a una big band al completo, Gori riesce comunque a ricreare il sound di un’epoca, facendone rivivere il travolgente legame tra musica, ballo e senso dello spettacolo. Sul palco infatti, oltre a nove strumentisti e due cantanti, salirà anche un ballerino di tip-tap. foto


Sabato 13 maggio
Ravenna, Teatro Alighieri, ore 21:00
BILLY COBHAM BAND
Billy Cobham – batteria;
Carl Orr – chitarra; Christian Gálvez – basso el.;
Steve Hamilton – tastiere; Camelia Ben Naceur – tastiere

Impossibile pensare alla grande stagione fusion degli anni Settanta senza il drumming di Billy Cobham, che di quel genere è stato uno dei padri fondatori oltre che il più emblematico batterista.
Prima ancora di mettersi a capo dei suoi gruppi, che hanno fatto storia, aveva gettato le basi del suo stile possente, ipercinetico, tumultuoso, figlio al contempo del jazz (con le sue sottigliezze e complessità), del rock (con la sua martellante irruenza), del funk (coi suoi groove arabescati).
Billy Cobham, nato a Panama nel 1944, si trasferisce con la famiglia a New York tre anni dopo. A otto anni già si esibisce dal vivo. Dopo una lunga permanenza come percussionista nell’U.S. Army Band, si congeda ed entra al servizio di Horace Silver. È il 1968, l’anno in cui la storia del jazz (e non solo) sta per cambiare. In rapida successione viene ingaggiato da Stanley Turrentine, Shirley Scott, George Benson, sino all’approdo che lo indirizza definitivamente: la band elettrica di Miles Davis, quella che va in studio e sforna Bitches Brew (e poi Live-Evil e A Tribute to Jack Johnson). Se ne va dal gruppo di Davis a braccetto di John McLaughlin, col quale dà vita alla Mahavishnu Orchestra, che debutta nel 1971. E mentre diventa il batterista ufficiale delle produzioni fusion targate CTI, è pronto anche a esordire come leader. Lo fa nel 1973 con un disco entrato nella leggenda: Spectrum. Nel giro di pochi anni Cobham si orienta verso produzioni più commerciali e la progressiva ‘dolcificazione’ della sua musica va di pari passo con l’allargarsi della notorietà.
A partire dagli anni Ottanta, è tornato con frequenza al ruolo di sideman di lusso, ma da qualche anno a questa parte Cobham ha rispolverato la sua attività solistica, ricostituendo anche il progetto Spectrum. foto


Domenica 14 maggio
Piangipane (RA), Teatro Socjale, ore 21:30
“Ravenna 44° Jazz Club”
GRACE KELLY QUARTET
“Trying To Figure It Out”
Grace Kelly – sax alto, voce;
Julian Pollack – tastiere, pianoforte; Julia Pederson – contrabbasso, basso el.;
Ross Pederson – batteria

Il tour che la porterà anche a Piangipane è la prima occasione per ascoltare dal vivo in Italia Grace Kelly: il che sembra quasi irreale di fronte alla ormai notevole mole di attività di questa precocissima artista, che aveva dato inequivocabili segni di un talento fuori dal comune sin da prima dell’adolescenza. Nata nel 1992 in Massachusetts (con origini per metà coreane e per metà americane), inizia a comporre canzoni all’età di sette anni, a dodici giunge al traguardo del primo album (sotto l’egida di Jerry Bergonzi), a quindici scrive, orchestra ed esegue un brano coi favolosi Boston Pops. Ora, nonostante sia poco più che ventenne, bisogna già accreditarla come una star internazionale del sax (senza tacere delle sue mirabili prove da cantante), su un fronte musicale che va dal jazz puro al rock e alle reciproche commistioni.
Il suo stile arguto, carico di feeling anche nei momenti più concitati e funkeggianti, dimostra una incredibile capacità di adattamento, mentre le canzoni che compone rivelano una spiccata originalità. Cose che non sono sfuggite ai grandi musicisti coi quali ha collaborato: Dave Brubeck, Phil Woods, Wynton Marsalis, Lee Konitz, David Sanborn, Marcus Miller, Esperanza Spalding, Gloria Estefan, Huey Lewis…
Come leader è apparsa in sedi che non lasciano dubbi sul punto in cui è arrivata la sua carriera (l’Hollywood Bowl, il Kennedy Center, la Carnegie Hall…), mentre la sua collezione di premi e riconoscimenti dei più vari è in continuo aumento (dagli ASCAP Composer Awards alla vittoria del referendum di DownBeat come rising star del sax alto: è tra l’altro la più giovane sassofonista mai entrata nella classifica stilata dalla più celebre delle testate jazzistiche). foto


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